Sabato scorso, alla messa di trigesima di mia
madre, il prete ha citato questo passo del
Vangelo, che è anche quello che mi tormenta
da anni la vita....tra l'altro ieri si commemorava
la Trinità, lo Spirito Santo, questo sconosciuto..:
"Ora vado da Colui che mi ha mandato, e nessuno
di voi mi chiede: dove vai? Ma poiché vi ho detto
queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Vi dico la verità: è bene per voi che io vada.
Infatti, se non andassi, il Paraclito non potrebbe
venire da voi. Se invece me ne vado, ve lo manderò.
E, venuto, egli convincerà il mondo di peccato,
di giustizia e di giudizio. Di peccato, perché non
credono in me. Di giustizia, perché torno dal Padre
e più non mi vedrete. Di giudizio, perché il principe
di questo mondo è stato giudicato. HO ANCORA
MOLTE COSA DA DIRVI, MA PER ORA NON SIETE
IN GRADO DI PORTARNE IL PESO. QUANDO SARA'
VENUTO LO SPIRITO DI VERITA', EGLI VI GUIDERA'
ALLA PIENEZZA DELLA VERITA': INFATTI NON PARLERA'
DA SE STESSO, MA RACCONTERA' CIO' CHE HA UDITO,
E VI RIVELERA' LE COSE FUTURE. Egli mi glorificherà,
perché prenderà del mio e ve lo manifesterà.
Tutto ciò che ha il Padre è mio. Per questo ho detto:
prenderà del mio e lo manifesterà a voi." (Gv 16 5-15)
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mercoledì 29 maggio 2013
domenica 1 maggio 2011
martedì 15 febbraio 2011
mtmm (Riflessioni)

"mors tua mors mea,
poichè tutto è Uno"
[ b-rightful ]
COMMENTO:
Un commento a questo aforisma è d'obbligo,
poichè si presta a qualche fraintendimento.
Nella sua accezione letterale il testo appare pesante
e disperato, lasciando intendere che la morte di una
persona - più o meno a noi vicina e cara - comporti
l'impossibilità di continuare a vivere.
Ed in effetti, a volte, la cronaca ci mostra come
questa possibilità si possa anche verificare. Quando
la perdita di un membro colpisce una famiglia già
fragile per problemi di salute fisica o psichica, può
anche succedere che questa trascini con sè anche
quella degli altri familiari, in modo diretto, per
libera scelta, o indirettamente, attraverso un morbo
del corpo o della mente. Si pensi che la mia nonna
materna morì a distanza di sei mesi dal marito, cui
era veramente molto legata. Io stesso, e anche
mia madre, sto faticando non poco a ritrovare uno
slancio vitale dopo la dipartita di mio padre.
La mancanza della sua fisicità, della sua energia ed
anima è fortissima, in quanto l'intesa tra noi, anche
muta e fatta di sorrisi, era molto grande.
In questo senso, benchè io ritenga che il sentimento
della vita vada oltremisura alimentato contro ogni
possibile tentazione di fuga o di cedimento alla
morte - un sentimento che si basa sull'immortalità
della nostra parte Spirituale - nondimeno, comprendo
le ragioni di chi si trova a soccombere in una tale
situazione.
Tuttavia, il senso profondo che vorrei esprimere
con questa sentenza è un altro.
Essa, riecheggia e si oppone ad una più nota, che la
storia ci ha tramandato: la famosa "mors tua, vita
mea", basata sulla coscienza della natura Animale
dell'uomo e del suo ricadere, in parte, sotto le Leggi
che la Natura ha posto in essere.
Secondo questo diffuso modo di dire e di pensare,
l'istinto conservativo o di "sopravvivenza" individuale
(da "vivere sopra/oltre" gli altri) vorrebbe che la
morte altrui, anche di coloro relativamente prossimi,
sia utile al mantenimento e al progresso della nostra
stessa vita. In parte, e coi dovuti distinguo, è
davvero così. Una simile logica, però, svincolata da
qualsiasi Legge Morale e soggetta unicamente a
quella cosiddetta "della Jungla" o "del più forte",
conduce inevitabilmente a giustificare la guerra e
la violenza tout court.
Se consideriamo però l'uomo, anche o soprattutto
a partire dalla sua natura Divina e Spirituale,
vediamo che l'ottica si può capovolgere facilmente.
Se diamo più valore a ciò che ci accomuna rispetto a
ciò che ci differenzia, all'amore che ci lega piuttosto
che all'alterità che ci divide, non vedremo più negli
altri un qualcosa di diverso da noi, bensì un pezzo
del nostro stesso essere, una manifestazione del
medesimo Principio che ci muove. Insomma, se
applichiamo veramente il più grande ed ultimo dei
comandamenti raccomandati da Gesù nella sua
missione terrena, quell'"amatevi gli uni gli altri,
come io ho amato voi", allora risulta ben chiaro
che la morte di un nostro fratello umano ci tocca
come la nostra stessa morte, e dobbiamo fare
tutto il possibile per evitarla.

Ma non è solo nella religione Cattolica che troviamo
questo primato della com-unione con gli altri,
intesa, appunto, come unione dei diversi per mezzo
di qualcosa di comune ad essi.
Ben più radicale nell'affermazione della unità di
fondo di tutte le creature e, in genere, di tutte le
cose, è L'Induismo, che sulla nozione di Brahman,
(link) si fonda sin dalle sue origini.
Di seguito, alcune citazioni raccolte da Wikipedia
a proposito di questo tema. E' inutile parafrasarle.
Nelle quattro raccolte degli "inni" dei Veda
l'"origine primordiale" viene indicata con il termine
Tat (Quello) e non ancora con il termine Brahman:
"Non c'era la morte allora, né l'immortalità.
Non c'era differenza tra la notte e il giorno.
Respirava, ma non c'era aria, per un suo potere,
soltanto Quello, da solo. Oltre a Quello nulla
esisteva" [Rigveda ; X, 129, 2]
Nella successiva riflessione teologica e filosofica
propria delle Upanisad Vediche con il termine
Brahman (nella forma "neutra") si indica l'unità
cosmica da cui tutto procede, l'origine di ogni
cosa, l'Assoluto:
"Invisibile, inafferrabile, senza famiglia né casta,
senza occhi né orecchie, senza mani né piedi,
eterno, onnipresente, onnipervadente,
sottilissimo, non soggetto a deterioramento,
Esso è ciò che i saggi considerano matrice di tutto
il creato. Come il ragno emette [il filo] e lo
riassorbe, come sulla terra crescono le erbe, come
da un uomo vivo nascono i capelli e i peli, così
dall'Indistruttibile si genera il tutto"
[Mundaka Upanisad ; I,1,6-7]
Esso si identifica anche con il principio individuale,
l'Atman:
"Qualunque sia questa essenza sottile, tutto
l'universo è costituito di essa, essa è la realtà di
tutto, essa è l'Atman.
Quello sei tu (Tat tvam Asi) o Svetaketu!
Continua il tuo insegnamento o signore!
Bene, mio caro, gli rispose"
[Chandogya Upanisad ; VI,8, 6-7]
Nonchè, con la sua vibrazione creatrice, l'Om:
"L'Om è tutto l'universo. Ecco la sua spiegazione:
Passato, presente e futuro, tutto ciò è Om.
E anche ciò che va oltre il tempo, che è stato,
è e sarà è Om. Infatti ogni cosa è il Brahman.
L'Atman è il Brahman"
[Mandukya Upanishad ; 1-2]

Infine, è anche nella religiosità dei Nativi
Americani che ritroviamo questo principio.
Tutta la conoscenza metafisica del popolo dei
Lakota, ad esempio, si riassume nella massima
"Mitakuye Oyasin" (link) che, tradotta, significa:
"tutto è mio parente". Ogni essere ha un'unica origine,
quella del Grande Spirito - Watan Tanka - e per
questo motivo ogni cosa è legate e connessa con
tutte le altre, e, nella misura della consapevolezza
di questa fondamentale identità, dipende da esse.
poichè tutto è Uno"
[ b-rightful ]
COMMENTO:
Un commento a questo aforisma è d'obbligo,
poichè si presta a qualche fraintendimento.
Nella sua accezione letterale il testo appare pesante
e disperato, lasciando intendere che la morte di una
persona - più o meno a noi vicina e cara - comporti
l'impossibilità di continuare a vivere.
Ed in effetti, a volte, la cronaca ci mostra come
questa possibilità si possa anche verificare. Quando
la perdita di un membro colpisce una famiglia già
fragile per problemi di salute fisica o psichica, può
anche succedere che questa trascini con sè anche
quella degli altri familiari, in modo diretto, per
libera scelta, o indirettamente, attraverso un morbo
del corpo o della mente. Si pensi che la mia nonna
materna morì a distanza di sei mesi dal marito, cui
era veramente molto legata. Io stesso, e anche
mia madre, sto faticando non poco a ritrovare uno
slancio vitale dopo la dipartita di mio padre.
La mancanza della sua fisicità, della sua energia ed
anima è fortissima, in quanto l'intesa tra noi, anche
muta e fatta di sorrisi, era molto grande.
In questo senso, benchè io ritenga che il sentimento
della vita vada oltremisura alimentato contro ogni
possibile tentazione di fuga o di cedimento alla
morte - un sentimento che si basa sull'immortalità
della nostra parte Spirituale - nondimeno, comprendo
le ragioni di chi si trova a soccombere in una tale
situazione.
Tuttavia, il senso profondo che vorrei esprimere
con questa sentenza è un altro.
Essa, riecheggia e si oppone ad una più nota, che la
storia ci ha tramandato: la famosa "mors tua, vita
mea", basata sulla coscienza della natura Animale
dell'uomo e del suo ricadere, in parte, sotto le Leggi
che la Natura ha posto in essere.
Secondo questo diffuso modo di dire e di pensare,
l'istinto conservativo o di "sopravvivenza" individuale
(da "vivere sopra/oltre" gli altri) vorrebbe che la
morte altrui, anche di coloro relativamente prossimi,
sia utile al mantenimento e al progresso della nostra
stessa vita. In parte, e coi dovuti distinguo, è
davvero così. Una simile logica, però, svincolata da
qualsiasi Legge Morale e soggetta unicamente a
quella cosiddetta "della Jungla" o "del più forte",
conduce inevitabilmente a giustificare la guerra e
la violenza tout court.
Se consideriamo però l'uomo, anche o soprattutto
a partire dalla sua natura Divina e Spirituale,
vediamo che l'ottica si può capovolgere facilmente.
Se diamo più valore a ciò che ci accomuna rispetto a
ciò che ci differenzia, all'amore che ci lega piuttosto
che all'alterità che ci divide, non vedremo più negli
altri un qualcosa di diverso da noi, bensì un pezzo
del nostro stesso essere, una manifestazione del
medesimo Principio che ci muove. Insomma, se
applichiamo veramente il più grande ed ultimo dei
comandamenti raccomandati da Gesù nella sua
missione terrena, quell'"amatevi gli uni gli altri,
come io ho amato voi", allora risulta ben chiaro
che la morte di un nostro fratello umano ci tocca
come la nostra stessa morte, e dobbiamo fare
tutto il possibile per evitarla.

Ma non è solo nella religione Cattolica che troviamo
questo primato della com-unione con gli altri,
intesa, appunto, come unione dei diversi per mezzo
di qualcosa di comune ad essi.
Ben più radicale nell'affermazione della unità di
fondo di tutte le creature e, in genere, di tutte le
cose, è L'Induismo, che sulla nozione di Brahman,
(link) si fonda sin dalle sue origini.
Di seguito, alcune citazioni raccolte da Wikipedia
a proposito di questo tema. E' inutile parafrasarle.
Nelle quattro raccolte degli "inni" dei Veda
l'"origine primordiale" viene indicata con il termine
Tat (Quello) e non ancora con il termine Brahman:
"Non c'era la morte allora, né l'immortalità.
Non c'era differenza tra la notte e il giorno.
Respirava, ma non c'era aria, per un suo potere,
soltanto Quello, da solo. Oltre a Quello nulla
esisteva" [Rigveda ; X, 129, 2]
Nella successiva riflessione teologica e filosofica
propria delle Upanisad Vediche con il termine
Brahman (nella forma "neutra") si indica l'unità
cosmica da cui tutto procede, l'origine di ogni
cosa, l'Assoluto:
"Invisibile, inafferrabile, senza famiglia né casta,
senza occhi né orecchie, senza mani né piedi,
eterno, onnipresente, onnipervadente,
sottilissimo, non soggetto a deterioramento,
Esso è ciò che i saggi considerano matrice di tutto
il creato. Come il ragno emette [il filo] e lo
riassorbe, come sulla terra crescono le erbe, come
da un uomo vivo nascono i capelli e i peli, così
dall'Indistruttibile si genera il tutto"
[Mundaka Upanisad ; I,1,6-7]
Esso si identifica anche con il principio individuale,
l'Atman:
"Qualunque sia questa essenza sottile, tutto
l'universo è costituito di essa, essa è la realtà di
tutto, essa è l'Atman.
Quello sei tu (Tat tvam Asi) o Svetaketu!
Continua il tuo insegnamento o signore!
Bene, mio caro, gli rispose"
[Chandogya Upanisad ; VI,8, 6-7]
Nonchè, con la sua vibrazione creatrice, l'Om:
"L'Om è tutto l'universo. Ecco la sua spiegazione:
Passato, presente e futuro, tutto ciò è Om.
E anche ciò che va oltre il tempo, che è stato,
è e sarà è Om. Infatti ogni cosa è il Brahman.
L'Atman è il Brahman"
[Mandukya Upanishad ; 1-2]

Infine, è anche nella religiosità dei Nativi
Americani che ritroviamo questo principio.
Tutta la conoscenza metafisica del popolo dei
Lakota, ad esempio, si riassume nella massima
"Mitakuye Oyasin" (link) che, tradotta, significa:
"tutto è mio parente". Ogni essere ha un'unica origine,
quella del Grande Spirito - Watan Tanka - e per
questo motivo ogni cosa è legate e connessa con
tutte le altre, e, nella misura della consapevolezza
di questa fondamentale identità, dipende da esse.
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martedì 11 gennaio 2011
post ""catto-comunista"" (Diario)
"Io vi dico: Ogni ricchezza
puzza di ingiustizia, voi
usatela per farvi degli amici,
così, quando non avrete più
ricchezze (cioè, quando
passerete a miglior vita,
intende Gesù), i vostri amici
vi accoglieranno presso Dio"
[Lc 16, 9 - 13]
Vorrei ogni tanto tornare coi piedi per terra
e parlare di argomenti più concreti, spinto
dalla cronaca e a malavoglia.
Vorrei commentare la questione del braccio
di ferro tra la Fiat-Marchionne e la Fiom
sulla questione delle deroghe al contratto
di lavoro nazionale di settore, un contratto
speciale quello "offerto" dalla Fiat, meglio,
quello "estorto" col ricatto del mancato
investimento e del possibile declino dello
stabilimento di Mirafiori, che prevede un
notevole appesantimento delle condizioni
di lavoro in fabbrica (aumento dei turni,
taglio delle pause, possibilità di arrivare
fino a 10 ORE consecutive di lavoro in
catena di montaggio, etc.). Questo, a fronte
di una maggiore sicurezza occupazionale,
nel breve periodo (legata al successo delle
Jeep vendute in USA, ma costruite in parte
a Torino), e ad aumenti salariali, che sono
ora tra i più bassi d'Europa.
La questione è divenuta determinante per
il referendum che i lavoratori di Mirafiori
si apprestano a sancire nei prossimi giorni:
un Sì oppure un No all'accordo in deroga
(in deroga persino dalla Confindustria).
Il candidato sindaco di Torino, Fassino, si è
detto per il Sì, se lui fosse un operaio.
Già, se lui fosse un operaio, se avesse
anche solo provato per un giorno a lavorare
attaccato ad una linea di montaggio per 8
ORE a fare lo stesso identico movimento, un
giorno, una settimana, un mese, degli anni.
Avete presente il film "Tempi moderni" di
Charlot? Ma siccome non lo ha mai fatto,
pensa che sarebbe giusto votare Sì, e
paradossamente, andando avanti verso la
Cina e L'India, far tornare indietro all''800 i
rapporti e le condizioni di lavoro in fabbrica.
Bene, io quell'esperienza l'ho fatta, il destino
mi ci ha condotto nel Luglio del 1999, come
addetto al montaggio in carrozzeria, assunto
da un'agenzia interinale (ci fu il passaggio
dalla vecchia alla nuova Punto e molti
materiali dovevano essere ancora testati,
niente di meglio per farlo, che un gruppo
di giovani inesperti, cui si poteva anche
attribuire la scarsa capacità nelle difficoltà
della transizione produttiva). La mia durata
in quelle condizioni è stata di quasi un
mese (tra le cose peggiori, ricordo che il
tempo effettivo che si aveva per fare il
pasto entro il turno si riduceva a circa 10
minuti, per via della distanza enorme tra
la linea e la mensa), dopodichè ho stabilito
che quelle non erano condizioni di lavoro
umane, almeno per la mia idea di uomo,
che, se anche non riuscisse a realizzarsi
nel lavoro, dovrebbe almeno avere la
possibilità psico-fisica ed energetica di farlo
al di fuori, per evolversi in qualunque campo,
mentre ciò che si percepiva era la probabilità
reale di un abbrutimento di un individuo preso
in un simile meccanismo. Solo qualche giorno
fa, alcune scritte sui manifesti mettevano il
nome di Marchionne accanto alla triste e nota
stella a cinque punte. Non si può dimenticare
che negli anni di piombo, terreno di coltura
e humus del terrorismo furono le fabbriche,
Ilva di Genova e Mirafiori tra le altre.
Per inciso, anche Marchionne ha fatto
l'operaio, ma per poco, capendo subito che
non faceva per lui, come ha dichiarato in una
intervista a Fabio Fazio. Legittimissimo -
infatti non è proprio una cosa che si avvicini
allo standard umano, almeno quello previsto
da Dio per la sua creatura, ma come fa a
scordarsene così facilmente. Va bene che Lui,
adesso, lavora 14 ore al giorno - supersolare
immagino - ma non è proprio la stessa cosa
presiedere consigli di amministrazione, fare
planning industriali, riunioni, studi, pr, etc.
etc.
Per altro inciso, anche mio padre ha fatto
l'operaio, negli anni '50, alla Fiat Motori
come tornitore (quindi con un minimo di
specializzazione e varietà del lavoro).
Tempo 3 mesi anch'Egli realizzava che
quando entrava in fabbrica si sentiva morire
dentro e gentilmente salutò. Mi ha sempre
ricordato il commiato del caporeparto:
"Se lei lascia la Fiat non troverà più un posto
qui a Torino". Maledizione naufragata
in breve, poichè mio padre, che aveva
ambizione e capacità, cambiò molte
occupazioni, finchè, la fortuna di una prima
casa in Bilancia e forse di una Luna in XI,
lo portò a conoscere mia madre, e suo
suocero lo avviò con successo alla nascente
attività di agente immobiliare con patentino
e iscrizione al ruolo alla CCIA (mio nonno,
tra l'altro fu decorato con il Cavalierato al
lavoro, o alla Repubblica, non ricordo).
Insomma, vengo da una famiglia pacifica
e di commercianti e imprenditori-mediatori,
piccolo borghesi. Non ho mai abbracciato,
neanche alle superiori, teorie comuniste
o rivoluzionarie, benchè ci fossero propinate
a iosa. Tuttavia, quantunque il Cavaliere
la pensi diversamente, il cristianesimo
è molto più vicino al comunismo di quanto
lo sia al capitalismo, sempre più selvaggio
e sregolato, come anche recentemente
ha ricordato Papa Benedetto XVI.
Quindi, se vogliamo andare davvero verso
un progresso dell'umanità, ma di TUTTA,
anche degli ultimi, anche di quelli extra-
comunitari che ora prenderanno i posti che
gli italiani non vogliono a ben vedere più
fare (e che la cronaca mostra ogni giorno
ingrossare le fila del disadattamento
sociale e della microcriminalità), non c'è
altra via che quella di riforme in senso
egualiario, che vadano verso un'equità
sociale, che permettano una mobilità
sociale da una classe all'altra ed una
progressiva riduzione della distanza tra
quelle esageratamente elevate e quelle
sotto la soglia della povertà e dignità.
Non mi sembra proprio che questo
contratto-capestro, proposto col ricatto,
vada in questa direzione.
p.s. questo post naturalmente non
muta l'orientamento politico di questo
blog, che si fonda innanzitutto sui
valori della verità e dell'onestà e
capacità dell'impegno politico.
puzza di ingiustizia, voi
usatela per farvi degli amici,
così, quando non avrete più
ricchezze (cioè, quando
passerete a miglior vita,
intende Gesù), i vostri amici
vi accoglieranno presso Dio"
[Lc 16, 9 - 13]
Vorrei ogni tanto tornare coi piedi per terra
e parlare di argomenti più concreti, spinto
dalla cronaca e a malavoglia.
Vorrei commentare la questione del braccio
di ferro tra la Fiat-Marchionne e la Fiom
sulla questione delle deroghe al contratto
di lavoro nazionale di settore, un contratto
speciale quello "offerto" dalla Fiat, meglio,
quello "estorto" col ricatto del mancato
investimento e del possibile declino dello
stabilimento di Mirafiori, che prevede un
notevole appesantimento delle condizioni
di lavoro in fabbrica (aumento dei turni,
taglio delle pause, possibilità di arrivare
fino a 10 ORE consecutive di lavoro in
catena di montaggio, etc.). Questo, a fronte
di una maggiore sicurezza occupazionale,
nel breve periodo (legata al successo delle
Jeep vendute in USA, ma costruite in parte
a Torino), e ad aumenti salariali, che sono
ora tra i più bassi d'Europa.
La questione è divenuta determinante per
il referendum che i lavoratori di Mirafiori
si apprestano a sancire nei prossimi giorni:
un Sì oppure un No all'accordo in deroga
(in deroga persino dalla Confindustria).
Il candidato sindaco di Torino, Fassino, si è
detto per il Sì, se lui fosse un operaio.
Già, se lui fosse un operaio, se avesse
anche solo provato per un giorno a lavorare
attaccato ad una linea di montaggio per 8
ORE a fare lo stesso identico movimento, un
giorno, una settimana, un mese, degli anni.
Avete presente il film "Tempi moderni" di
Charlot? Ma siccome non lo ha mai fatto,
pensa che sarebbe giusto votare Sì, e
paradossamente, andando avanti verso la
Cina e L'India, far tornare indietro all''800 i
rapporti e le condizioni di lavoro in fabbrica.
Bene, io quell'esperienza l'ho fatta, il destino
mi ci ha condotto nel Luglio del 1999, come
addetto al montaggio in carrozzeria, assunto
da un'agenzia interinale (ci fu il passaggio
dalla vecchia alla nuova Punto e molti
materiali dovevano essere ancora testati,
niente di meglio per farlo, che un gruppo
di giovani inesperti, cui si poteva anche
attribuire la scarsa capacità nelle difficoltà
della transizione produttiva). La mia durata
in quelle condizioni è stata di quasi un
mese (tra le cose peggiori, ricordo che il
tempo effettivo che si aveva per fare il
pasto entro il turno si riduceva a circa 10
minuti, per via della distanza enorme tra
la linea e la mensa), dopodichè ho stabilito
che quelle non erano condizioni di lavoro
umane, almeno per la mia idea di uomo,
che, se anche non riuscisse a realizzarsi
nel lavoro, dovrebbe almeno avere la
possibilità psico-fisica ed energetica di farlo
al di fuori, per evolversi in qualunque campo,
mentre ciò che si percepiva era la probabilità
reale di un abbrutimento di un individuo preso
in un simile meccanismo. Solo qualche giorno
fa, alcune scritte sui manifesti mettevano il
nome di Marchionne accanto alla triste e nota
stella a cinque punte. Non si può dimenticare
che negli anni di piombo, terreno di coltura
e humus del terrorismo furono le fabbriche,
Ilva di Genova e Mirafiori tra le altre.
Per inciso, anche Marchionne ha fatto
l'operaio, ma per poco, capendo subito che
non faceva per lui, come ha dichiarato in una
intervista a Fabio Fazio. Legittimissimo -
infatti non è proprio una cosa che si avvicini
allo standard umano, almeno quello previsto
da Dio per la sua creatura, ma come fa a
scordarsene così facilmente. Va bene che Lui,
adesso, lavora 14 ore al giorno - supersolare
immagino - ma non è proprio la stessa cosa
presiedere consigli di amministrazione, fare
planning industriali, riunioni, studi, pr, etc.
etc.
Per altro inciso, anche mio padre ha fatto
l'operaio, negli anni '50, alla Fiat Motori
come tornitore (quindi con un minimo di
specializzazione e varietà del lavoro).
Tempo 3 mesi anch'Egli realizzava che
quando entrava in fabbrica si sentiva morire
dentro e gentilmente salutò. Mi ha sempre
ricordato il commiato del caporeparto:
"Se lei lascia la Fiat non troverà più un posto
qui a Torino". Maledizione naufragata
in breve, poichè mio padre, che aveva
ambizione e capacità, cambiò molte
occupazioni, finchè, la fortuna di una prima
casa in Bilancia e forse di una Luna in XI,
lo portò a conoscere mia madre, e suo
suocero lo avviò con successo alla nascente
attività di agente immobiliare con patentino
e iscrizione al ruolo alla CCIA (mio nonno,
tra l'altro fu decorato con il Cavalierato al
lavoro, o alla Repubblica, non ricordo).
Insomma, vengo da una famiglia pacifica
e di commercianti e imprenditori-mediatori,
piccolo borghesi. Non ho mai abbracciato,
neanche alle superiori, teorie comuniste
o rivoluzionarie, benchè ci fossero propinate
a iosa. Tuttavia, quantunque il Cavaliere
la pensi diversamente, il cristianesimo
è molto più vicino al comunismo di quanto
lo sia al capitalismo, sempre più selvaggio
e sregolato, come anche recentemente
ha ricordato Papa Benedetto XVI.
Quindi, se vogliamo andare davvero verso
un progresso dell'umanità, ma di TUTTA,
anche degli ultimi, anche di quelli extra-
comunitari che ora prenderanno i posti che
gli italiani non vogliono a ben vedere più
fare (e che la cronaca mostra ogni giorno
ingrossare le fila del disadattamento
sociale e della microcriminalità), non c'è
altra via che quella di riforme in senso
egualiario, che vadano verso un'equità
sociale, che permettano una mobilità
sociale da una classe all'altra ed una
progressiva riduzione della distanza tra
quelle esageratamente elevate e quelle
sotto la soglia della povertà e dignità.
Non mi sembra proprio che questo
contratto-capestro, proposto col ricatto,
vada in questa direzione.
p.s. questo post naturalmente non
muta l'orientamento politico di questo
blog, che si fonda innanzitutto sui
valori della verità e dell'onestà e
capacità dell'impegno politico.
martedì 4 gennaio 2011
Eyes (Citazioni)

"la lucerna del corpo è l'occhio ;
se dunque il tuo occhio è chiaro,
tutto il tuo corpo sarà nella luce"
[ Matteo 6,22 ]
tratto dal calendario 2011 della CBM
martedì 25 maggio 2010
"misteri" pasquali (Diario)
Nel memoriale della nascita di Padre Pio
- cui mia madre è stata per un periodo
alquanto devota, percependone i famosi
profumi floreali - e ricordando le sue
celeberrime stigmate, mi sovviene ora
il pensiero delle mani di mio padre.
Le sue bellissime mani, alcuni giorni
prima della sua morte, si gonfiarono,
e, per me inspiegabilmente, iniziarono
a presentare sui dorsi due macchie
rossastre. Rimasero così fin dopo la
sua morte. E' certo che possa esistere
una spiegazione medico-scientifica del
fenomeno, tuttavia, questo particolare,
unito alla coincidenza della sua morte
col Venerdì Santo di Pasqua, getta una
luce molto misteriosa sul suo "legame"
con la Persona del Cristo. Prima o poi
mi deciderò a scrivere qualcosa sulla
vita di mio padre, mostrandone i temi
di nascita e morte (che presentano
delle similitudini) e qualche foto.
- cui mia madre è stata per un periodo
alquanto devota, percependone i famosi
profumi floreali - e ricordando le sue
celeberrime stigmate, mi sovviene ora
il pensiero delle mani di mio padre.
Le sue bellissime mani, alcuni giorni
prima della sua morte, si gonfiarono,
e, per me inspiegabilmente, iniziarono
a presentare sui dorsi due macchie
rossastre. Rimasero così fin dopo la
sua morte. E' certo che possa esistere
una spiegazione medico-scientifica del
fenomeno, tuttavia, questo particolare,
unito alla coincidenza della sua morte
col Venerdì Santo di Pasqua, getta una
luce molto misteriosa sul suo "legame"
con la Persona del Cristo. Prima o poi
mi deciderò a scrivere qualcosa sulla
vita di mio padre, mostrandone i temi
di nascita e morte (che presentano
delle similitudini) e qualche foto.
lunedì 5 aprile 2010
Lunedì di Angelo (Diario)

Oggi, Lunedì cosiddetto dell'Angelo
nella tradizione Cristiana, è caduto
il funerale di mio padre. Per una
sincronicità onomantica, Angelo
è il suo nome di Battesimo.
Il Cielo ci ha regalato un cielo dal
blu intenso, una mattina radiosa
senza una nube e dall'aria frizzante.
Tutto si è svolto nella massima
serenità possibile, specie dopo
l'ottima messa ed omelia del
parroco.
Dopo l'ennesima benedizione lo
abbiamo affidato alla cremazione.
Riposi in pace nella casa del
Padre.
nella tradizione Cristiana, è caduto
il funerale di mio padre. Per una
sincronicità onomantica, Angelo
è il suo nome di Battesimo.
Il Cielo ci ha regalato un cielo dal
blu intenso, una mattina radiosa
senza una nube e dall'aria frizzante.
Tutto si è svolto nella massima
serenità possibile, specie dopo
l'ottima messa ed omelia del
parroco.
Dopo l'ennesima benedizione lo
abbiamo affidato alla cremazione.
Riposi in pace nella casa del
Padre.
sabato 3 aprile 2010
Venerdì Santo (Diario)

Ieri , Venerdì Santo, alle ore 12,30 circa
mio padre è (di)partito...sulla via di Casa.
Come quando è nato, il Sole, Logos Cristico
per eccellenza, stava per culminare.
Voglio sperare che il mio Sole sia sufficiente
per asciugare le mie lacrime e illuminare
i miei plumbei e foschi pensieri.
Scusate lo sfogo.
mio padre è (di)partito...sulla via di Casa.
Come quando è nato, il Sole, Logos Cristico
per eccellenza, stava per culminare.
Voglio sperare che il mio Sole sia sufficiente
per asciugare le mie lacrime e illuminare
i miei plumbei e foschi pensieri.
Scusate lo sfogo.
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